Le Alpi Orobie
Castione della Presolana, Lombardia
Un borgo che ormai non conosce confini con i limitrofi paesi posti lungo l’asta del Serio, in quella che viene ormai definita come una “città allungata” che si protrae da Bergamo fino ad Albino.
 
Un borgo che ormai non conosce confini con i limitrofi paesi posti lungo l’asta del Serio, in quella che viene ormai definita come una “città allungata” che si protrae da Bergamo fino ad Albino. Ecco Ranica, il borgo, le sue numerose contrade e le località che vanno dalle collinari “Botta”, “Bergamina”, “Ripa” e “Valledonata”, a “Chignola Alta” e “Chignola Bassa”, poste sul confine con Torre Boldone, fino a “Borgosale” attigua al corso del Nesa, oltre alle centrali “Chiesa” e”Castello”. Separate dal corso della vecchia strada provinciale della valle Seriana, si trovano, invece, “Viandasso” e “La Patta”, situate nella piana alluvionale del fiume Serio vicino al confine con Gorle e Torre Boldone. Il Comune di Ranica nacque nel 1866, cinque anni dopo l’unità nazionale. La storia dell’amministrazione risale, però, al dominio della Repubblica di Venezia, quando Ranica risultava già essere un Comune. Il primo sindaco fu Isidoro De Capitanio Isidoro, ma sfogliando le carte degli archivi si scopre come la cittadina – in dialetto “La Ranga” - compaia già in un atto dell’anno 1008, sebbene il più antico documento riguardante il paese risalga all’anno 881: vi si cita un certo “Andrei De Larianica”. Il borgo di Ranica avrebbe quindi il suo nome dal fatto di esser sorto su un possedimento di una famiglia signorile dell’epoca romana: quella dei Larius e, quindi, Ranica per “Lariana” da Larium che significa selva, bosco o villa, pensando che nell’attuale posto vi fossero boschi. A quell’antico documento, nell’anno 898 seguì un altro atto che reca il nome di un certo Rotepaldo figlio del fu Rotepaldo de Larianica.  Altre testimonianze, di poco posteriori, recano già la denominazione corrente del paese e nel 1006 si ricorda un “Inghelerio abitatorvico la Ranga” cioè Inghelerio abitante nella contrada di Ranica, mentre nel 1008 in un documento ricorre ancora la specificazione:”La Ranica”. La certezza dell’identità tra l’antica Larianica e l’attuale Ranica ci viene da uno studio del 1263 nel quale fra i Comuni iscritti alla Gaggia di Porta Santo Stefano, una delle varie porte di Bergamo antica, sono nominati quelli di Larianica. Un altro documento, che riporta il nome dialettale usato ancora oggi, è una carta geografica cinquecentesca dipinta sulle pareti di una delle gallerie dei Musei Vaticani.

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Terra da scoprire nelle sue origini e nel lento progredire dei secoli. Bella e produttiva. Con le sue montagne, le sue valli, i fiumi, i boschi, i tanti, grandiosi segni dell’uomo. E con la straordinaria capacità dell’uomo di trasformare il territorio in un unicum: come è accaduto proprio nei comuni raccolti in questa pubblicazione, dove l’abilità dei contadini e la costanza delle famiglie e degli imprenditori ne hanno fatto un caposaldo della nostra Lombardia.
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